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Settembre 2009

Versione stampabile
In questa edizione:
 


Editoriale
di Carlo Petrini

Slow Food in due parole
I convivium o le condotte

Campagne
Terra Madre Day

Calendario
Cheeese!

Progetto del mese
Il Presidio dello slatko di prugne pozegaca
Sostieni un progetto portato avanti da donne coraggiose che si battono in difesa della propria cultura e delle tradizioni locali

Dalla terra alla tavola...
I nuovi Presìdi a Cheese
La Fondazione Slow Food per la Biodiversità ha avviato otto nuovi Presìdi dedicati al formaggio

La biodiversità del latte
Dalla tradizione pastorale dei Peul...al latte di alce...fino a quello di dromedario

Qualcosa si muove in Belgio

Settimana Slow Food in tutto il Belgio

Voci di Terra Madre
Latte alla cieca
James Dorey è un casaro socio di Slow Food Perth...

Tradizioni alimentari
Lo yogurt con la cenere, servito nelle zucche...
Dal Kenya, una comunità di pastori e agricoltori


Libri e film
Fromages entre ciel et terre (formaggi fra cielo e terra)

Le forme del latte. Manuale per conoscere il formaggio

Il formaggio. Una storia vera, anzi due


Tre Presìdi Slow Food sullo schermo


Per saperne di più
Una piccola molecola

Tutti i latti danno formaggio?

Romania – Se i piccoli produttori rischiano di scomparire

 
     



Slow Food
in due parole
 

I convivia o le condotte
I convivia (chiamati condotte in Italia) sono le sedi locali di Slow Food. Sono gruppi di soci che lavorano per diffondere la filosofia Slow Food e per tradurla in realtà. A seconda delle proprie inclinazioni e della propria immaginazione, ciascun convivium organizza una serie di eventi che vanno dalle semplici cene e degustazioni, dove i nostri soci si riuniscono per condividere la gioia quotidiana del cibo, alle visite ai produttori e alle fattorie locali, alle conferenze e discussioni, ai festival cinematografici, ai corsi di educazione del gusto per bambini e adulti, alla promozione dei Mercati della Terra e della CSA (Community Supported Agricolture) e a molti altri eventi e progetti volti a far conoscere i cibi e i produttori locali. I convivia creano reti fra tutti coloro che sono interessati a una gastronomia basata sull'idea che mangiare è un atto agricolo, così come produrre è un atto gastronomico.
Costituiscono la spina dorsale di Slow Food ed esistono solo grazie all'instancabile lavoro dei nostri soci, che vi dedicano volontariamente il loro tempo e la loro energia.
Ad oggi, contiamo oltre 100.000 soci, per oltre 1.000 convivia distribuiti in 150 paesi.


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Campagne


Terra Madre Day

Festeggiare il Terra Madre Day - il prossimo 10 dicembre - contribuirà a diffondere l’importanza del mangiare locale e a proclamare il diritto di tutte le comunità nel mondo ad avere un cibo buono, pulito e giusto. Organizzare un evento sarà un’ottima opportunità per costruire rapporti, conoscere persone unite dagli stessi obiettivi, fare incontrare condotte, comunità del cibo di Terra Madre, simpatizzanti, amici, famiglie, organizzazioni.
Il Terra Madre Day sarà anche il momento giusto per comunicare un nuovo progetto o far conoscere un prodotto buono, pulito e giusto del territorio. Anche se piccolo e simbolico, il vostro evento servirà a incoraggiare il lavoro di Slow Food a livello locale e costituirà un tassello importante per il nostro impegno globale.

Potete registrare il vostro evento sul sito di Terra Madre - da oggi online in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, giapponese e russo – oppure scrivendo a tmday@slowfood.com
Ogni evento registrato comparirà sulla nostra mappa globale degli eventi, in modo che tutti possano conoscere gli eventi del Terra Madre Day della propria area.
Il sito contiene inoltre un kit di strumenti per aiutarvi ad organizzare il vostro evento: materiali grafici per stampare poster, bandiere, cartoline, spille e magliette, oltre a tante idee utili per creare e promuovere il vostro evento.
 


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Progetto
del mese


Il Presidio dello slatko di prugne pozegaca
Sostieni un progetto portato avanti da donne coraggiose che si battono in difesa della propria cultura e delle tradizioni locali

Bosnia Erzegovina - Nella lingua bosniaca slatko vuol dire “dolce”, ma la parola si riferisce anche a una conserva sciroppata a base di prugne. Oggi si produce ancora in diverse zone di Bosnia, Serbia e Croazia ma appartiene a quelle tradizioni che si stanno perdendo rapidamente.
Nel villaggio di Filipovici (nei pressi dell’enclave musulmana di Gorazde), lo slatko di prugne pozegaca è prodotto da un gruppo di donne che, con l’aiuto delle più anziane, ha ripreso la ricetta tradizionale: lo slatko è preparato sul fuoco di legna con prugne coltivate sulle sponde del fiume Drina, poi cotte, spellate a mano e denocciolate con un ferretto.
Prima dell'avvio del Presidio lo slatko era prodotto in casa e non aveva alcuna valenza economica per le famiglie. Il successo riscosso al Salone del Gusto del 2004 ha incoraggiato le produttrici, che hanno deciso di riunirsi in un'associazione e di raccogliere fondi per realizzare un laboratorio di lavorazione e stoccaggio del prodotto.
Dal 2005 ad oggi il numero di barattoli di slatko venduti è aumentato costantemente: l’associazione Emina ha iniziato a vendere sul mercato di Sarajevo (presso due catene della grande distribuzione) e ha tentato con successo la via dell’esportazione (Francia e Italia).
Il successo del prodotto e il conseguente aumento della domanda hanno posto il problema dell'approvvigionamento della materia prima (scarsa e incostante) e hanno evidenziato la necessità di recuperare e reintegrare i vecchi frutteti. L’obiettivo per il prossimo anno è di realizzare un nuovo frutteto di mezzo ettaro a cui si aggiungeranno altri tre ettari di vecchi frutteti potati e risanati grazie l’assistenza di un agronomo locale. L’associazione Emina organizzerà inoltre corsi di formazione itineranti per coinvolgere nuove produttrici nel progetto, allargando così la ricaduta sociale ed economica del Presidio.
Inoltre, il 25 e 26 settembre 2009, il Presidio darà vita al convivium Slow Food Gorazde e organizzerà il Festival Okusa, primo festival del gusto riservato alle piccole produzioni di qualità della Bosnia Erzegovina che si terrà a Ustikolina, con il patrocinio della municipalità. Per due giorni le vie del centro si trasformeranno in una grande fiera dove i piccoli produttori del Paese potranno esporre e vendere i propri prodotti. Sarà soprattutto un’occasione di festa, con tanto cibo di strada e musica, nella migliore tradizione balcanica.
Al festival parteciperanno anche altri Presìdi Slow Food e le comunità del cibo dalla Bosnia, dalla Croazia e dalla Macedonia, insieme a una delegazioni di produttori e cuochi da Slow Food Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna.

Puoi dare il tuo contributo per sostenere questo progetto sulla sezione “Aiutaci” del sito di Terra Madre.


 
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Dalla terra alla tavola...


I nuovi Presìdi a Cheese
La Fondazione Slow Food per la Biodiversità ha avviato otto nuovi Presìdi dedicati al formaggio

Italia - I Presìdi dei formaggi sono uno dei gruppi più importanti (per numero e valenza sociale, ambientale e culturale) fra i progetti della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.
A Cheese un'intera via del centro storico (via Principi) è dedicata a loro, assieme ad alcuni Laboratori del Gusto e a molte conferenze, che si volgono nella chiesa sconsacrata di San Rocco. Fra le istanze promosse da questi progetti la difesa dei pascoli di montagna, la salvaguardia delle razze autoctone, la tutela delle tecniche e dei luoghi di produzione tradizionali, la difesa delle produzione casearie a latte crudo...
Il settore più numeroso è quello italiano (con 43 Presìdi) ma le novità arrivano soprattutto da altri paesi europei (Francia, Spagna, Norvegia, Bulgaria).
Una sezione significativa è dedicata ai Presìdi tranfrontalieri, sul confine tra Italia e Francia (ed è realizzata nell'ambito del progetto europeo Promo Terroir).
Ecco una breve descrizione dei nuovi Presìdi presenti a Cheese:

Bulgaria – Pecora karakachan

Un tempo la razza ovina karakachan (che prende il nome da un’antica etnia balcanica) era diffusa in tutta la Bulgaria: agli inizi del XX secolo i capi erano 500.000, ma alla fine degli anni ’50 il loro numero si è ridotto a 150.000 e oggi ne sopravvivono appena 400. Si tratta di una pecora di piccola taglia, con pelo folto e lungo, e un colore che cambia con l’età: prima nero, poi marrone e infine quasi grigio. Dal suo latte, particolarmente ricco di grasso e di ottima qualità, si ricavano il sirene bianco, un formaggio in salamoia simile alla feta, e uno straordinario yogurt.
Area di produzione: Vlahi, Monti Pirin, provincia di Blagoevgrad, Bulgaria sud-occidentale

Bulgaria – Formaggio verde
di Tcherni Vit


Il tradizionale sirene di pecora, formaggio bianco simile al feta e diffuso in tutta la zona balcanica, in quest’area è oggetto di una particolare lavorazione. Parte del prodotto dei pastori in prossimità del villaggio di Tcherni Vit, infatti, stagiona in cantina, in piccoli barili di legno. Il contatto con il legno, la lenta evaporazione della salamoia, ma soprattutto il microclima della stretta valle di Tcherni Vit, rendono possibile lo sviluppo di muffe nobili che trasformano questo pecorino in un formaggio blu (o meglio “verde”, come lo chiamano localmente) dalla piccantezza marcata.
Area di produzione: villaggio di Tcherni Vit, comune di Teteven, distretto di Lovech, massiccio dei Balcani

Francia - Brousse di capra del Rove

Tradizionalmente preparato a partire dal latte della capra del Rove, una razza estremamente rustica, simbolo dell’entroterra provenzale, è un formaggio freschissimo dalla pasta morbida, friabile e senza sale. Si ottiene scaldando il latte a 90°, lasciandolo raffreddare (non oltre i 70°) e aggiungendo una spruzzata di aceto, affinché coaguli. Da alcuni anni a questa parte, sugli scaffali si possono trovare versioni industriali di brousse, preparate addirittura con latte di vacca, ma nel territorio del Rove è nato un piccolo movimento per difendere l’originale brousse omonima, fatta esclusivamente con latte crudo ottenuto da capre di razza rove allevate al pascolo.
Area di produzione: dipartimenti delle Bocche del Rodano, sud di Vaucluse e ovest del Var, regione Provence-Alpes-Côte d’Azur

Francia - Formaggi di malga del Béarn

Ogni anno, a giugno, un’ottantina di pastori delle tre valli del Béarn (Ossau, Aspe e Barétous) portano le greggi di pecore (della razza basco-bearnese) negli abbondanti pascoli del versante francese dei Pirenei Occidentali, tra i 900 e i 2000 metri. Per tre mesi si sistemano in piccoli rifugi di pietra e producono le tommes tradizionali: formaggi di latte crudo a pasta pressata che possono superare i cinque kg. Alcuni pastori portano in alpeggio anche qualche vacca e continuano a produrre un formaggio “misto” d’altri tempi, più delicato, ma comunque morbido e intenso. Dopo una stagionatura di almeno quattro mesi in locali umidi, le tome assumono un bel colore beige-arancio, diventano pastosi e suadenti e sviluppano un aroma delicato (vegetale, frutta secca, funghi) e persistente.,
Area di produzione: vallate d’Ossau, Aspe e Barétous (tra i 900 e i 2000 metri), dipartimento dei Pirenei dell’Atlantico, regione Aquitania

Norvegia – Pultost delle contee
di Hedmark e Oppland


Per centinaia di anni il pultost è stato prodotto in tutta la Norvegia, in particolare nelle contee di Hedmark e Oppland, a sud est del Paese. Tipico delle saeter, le fattorie d’alpeggio, era poi conservato per tutto l’inverno. La sua tecnica di produzione è una delle più antiche della Norvegia: si tratta, infatti, di un formaggio a fermentazione acida ottenuto da latte vaccino scremato e non pastorizzato, senza l’aggiunta di caglio. Il latte inacidito è riscaldato ad una temperatura che va dai 45° ai 65°C. La cagliata è poi appesa in un panno a scolare, quindi sbriciolata e lasciata fermentare. In ultimo si aggiungono semi di cumino che, oltre ad aromatizzare, hanno l’effetto di bloccare la fermentazione. Il pultost può essere consumato fresco o può invecchiare fino ad un anno.
Area di produzione: contee di Hedmark e Oppland, Norvegia sudorientale

Spagna - Formaggio di pecora carranzana cara negra

La carranzana cara negra è una pecora basca caratterizzata dal colore nero della testa e oggetto di un programma di recupero della razza. È molto rustica e abituata alla vita in alpeggio nei verdissimi, ma impervi pascoli della provincia di Bilbao. Col suo latte crudo si fa un tradizionale formaggio semistagionato, di piccola pezzatura. La cagliata, fatta col caglio dell’agnello della stessa razza, è messa in forma manualmente e salata con il sale delle saline di Añana, prodotto basco dell’Arca del Gusto. L’affinamento minimo è di due mesi, ma il gusto diventa più caratteristico a quattro mesi di stagionatura.
Area di produzione: Las Encartaciones, provincia di Biscaglia, Paesi Baschi

Svizzera - Burro a latte crudo

Il Presidio è nato per tutelare e promuovere un prodotto rarissimo: il burro a latte crudo fatto con panna acidificata e colture lattiche prodotte in azienda. In Svizzera, uno degli ultimi produttori rimasti è Marco Eicher, che, nel suo piccolo caseificio di Wernetshausen (nell’Oberland zurighese), produce poco più di 60 chili di burro una o due volte a settimana. Eicher lavora esclusivamente latte biologico: quando la panna è acidificata al punto giusto (in genere occorrono dai due ai quattro giorni) la pone nel burrificatore, da cui ricava un blocco che sarà lavato e poi impastato e modellato in panetti.
Area di produzione: Wernetshausen, cantone dell’Oberland zurighese

Svizzera - Emmentaler affinato
in modo tradizionale


Nella Valle dell’Emme esiste ancora una produzione tradizionale di Emmentaler, un formaggio antichissimo (risale probabilmente al XIII secolo) e noto in tutto il mondo. L'Emmentaler del Presidio è prodotto con latte crudo locale, proveniente da vacche alimentate senza insilati. La tecnica utilizzata è quella del siero-innesto, che richiede grande sapienza dei casari. L'elemento più importante è la prolungata stagionatura: il formaggio matura almeno 12 mesi in cantine umide, dove, grazie alle continue cure, sviluppa una crosta scura che lo avvolge e un sapore deciso e armonioso.
Area di produzione: Valle dell’Emme, canton Berna

Svizzera - Vacherin fribourgeois
a latte crudo


Il vacherin fribourgeois è un formaggio di latte vaccino a pasta semidura e semicotta, la cui area di origine abbraccia il cantone svizzero di lingua francese di Friburgo. Su circa 2500 tonnellate annue, soltanto un 2% proviene da latte crudo. Il Presidio nasce per valorizzare il vacherin a latte crudo (soprattutto quello prodotto d'estate in alpeggio) stagionato almeno tre mesi. Dopo 90 giorni, infatti, questo formaggio esprime tutte le sue specificità, in particolare la dolce suadenza in bocca che deriva dalla tecnica del delactosage, cioè del lavaggio della cagliata.
Area di produzione: cantone di Friburgo


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La biodiversità del latte


Dalla tradizione pastorale dei Peul...
Senegal - Non per niente si dice che il popolo Peul abbia “una parentela di latte con i suoi animali”. Awa Diallo è una produttrice della comunità di Terra Madre degli allevatori Peul della regione di Louga in Senegal ed è membro del nuovo convivium Suxaali Sunnu Goxx. Si occupa di una mandria di 80 bovini e produce latte dal 1973, data in cui ha ripreso in mano l’allevamento di suo marito, anch'egli allevatore da diverse generazioni. Il popolo Peul ha un legame particolare con gli animali perché questi ultimi provvedono alla loro sicurezza alimentare. Le vacche sono un elemento centrale nella loro vita.
Anche se spesso la proprietà degli animali è dei mariti o dei figli maschi, sono le donne a gestire il latte. Si dice che un Peul, assaggiando il latte, possa riconoscere la vacca che l’ha prodotto. Awa ci descrive i vari tipi di latte della sua regione:
“Qui, in Senegal, ci sono tre tipi di latte. Il primo è quello delle vacche che pascolano nella zona silvo-pastorale (o zona del Sahel del Ferlo) che va da Louga a St Louis. Il secondo gusto è quello delle mandrie che stanno attorno alla regione di Dakar. Il terzo è quello delle vacche che pascolano nel sud est del paese. E' un latte con più grassi per cui se viene trasformato si ottiene un buon prodotto. E si usa anche per produrre burro”. Sempre secondo Awa, il gusto migliore è quello del latte “della vacca in gestazione che allatta ancora il suo vitello. Si chiama Kosam Mopi Diegome in peul, ovvero latte che ha sei orecchie: quelle della vacca, quelle del suo vitello e quelle del piccolo che ha in grembo. E’ dolce e cremoso. Ci sono anche alcuni alimenti che cambiano il gusto del latte, soprattutto nel periodo che precede il raccolto, il cosiddetto periodo della soudure, quando si danno al bestiame prodotti dell’orto acquistati, per sopperire alla mancanza d’erba. I peperoni e i meloni, ad esempio, profumano il latte”.
Grazie a Terra Madre, Awa e la sua associazione hanno imparato a promuovere i loro prodotti. “Ho visitato il Salone del Gusto e ho visto tutti quei prodotti. A Terra Madre ho incontrati nuovi partner e ho raccontato le nostre attività. Laggiù abbiamo imparato molto”.
Awa lavora molto con le comunità attorno a lei. E’ soddisfatta perché gli allevatori cominciano ad organizzare fiere sul latte anche a livello regionale. All'inizio di agosto si è svolta la prima fiera di Tambacounda, il tema era “latte locale: posta in gioco e opportunità”.
Awa Diallo, awapoulo@yahoo.fr

Per leggere uno studio approfondito di Sada-Mamadou Ba, (etnologa del CEMAF, Centre d'Etudes des Mondes Africains) in francese, sul latte dei Peul, cliccare qui.


...al latte di alce
Russia - Sebbene l'addomesticamento di specie ungulate come l'alce sia molto raro, Russi e Scandinavi hanno una lunga tradizione nell'allevamento di questi animali per il latte. Animale solitario, l'alce non sopravvive in stalla e deve essere lasciato libero di muoversi nel suo ambiente. Oggi esistono solo due fattorie che producono latte di alce nell'intera Federazione Russa: la Fattoria dell'Alce di Kostroma ed un'altra nella riserva naturale di Pechora-Ilych, nella repubblica di Komi (una repubblica autonoma della Russia a ovest degli Urali). Gli animali adulti, in queste fattorie, passano la maggior parte del tempo pascolando nella foresta. Tuttavia, le femmine gravide tornano sempre a partorire in fattoria, dove sono munte per tutto il periodo della lattazione, che dura dai tre ai cinque mesi. Una femmina produce da 300 a 500 litri di latte a stagione, molto meno della resa media di una vacca. Ma il latte d'alce è di qualità eccellente, ha un alto contenuto di grassi (12-14%) ed è ricco di vitamine e microelementi che lo rendono resistente al congelamento. Il gusto è meno dolce di quello del latte vaccino.

...fino a quello di dromedario
Mauritania - Il latte prodotto dal dromedario è il cibo più importante e completo per i nomadi del Sahara, abituati a vivere solo di quello anche per settimane. E vanta una lunghissima tradizione anche tra le comunità stanziali di questi territori. Lo zrig è una bevanda dissetante a base di latte fermentato diluito con acqua, che viene offerta ovunque nell’Africa sahariana, servita nella calebasse, un recipiente comune ricavato da una zucca, fatta passare tra i commensali.
Il latte di dromedario ha eccellenti proprietà alimentari: non solo è il maggiore veicolo di vitamina C per milioni di persone che si nutrono raramente di frutta e verdura; rispetto al latte di vacca, ha colesterolo e percentuali di grasso più basse (in Mauritania, per esempio, tra il 2,5 e il 3,5% secondo la stagione). Caratterizzato da un basso valore di zuccheri (lattosio) e da un elevato contenuto di minerali, non coagula naturalmente ed è quindi molto digeribile.
Secondo Mohamed Ould Tati, allevatore di dromedari di una comunità di Terra Madre della Mauritania, il latte di dromedario è molto leggero, capace di guarire il diabete. Mohamed, che conosce bene anche altre realtà africane, afferma che "un tempo, in Senegal, non si usava consumare questo latte perché la gente pensava che fosse riservato ai marabù. Oggi, invece, si beve e si apprezza per le sue proprietà salutari. Non è come il latte di vacca o di pecora...penso che sia più simile al latte materno."


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Qualcosa si muove in Belgio
Settimana Slow Food in tutto il Belgio


Belgio - Ispirati dall’evento Goûter Bruxelles organizzato nel 2008 dal Convivium Karikol, i dieci Convivia belgi presenteranno numerose iniziative in occasione della settimana Slow Food, dal 20 al 27 settembre 2009. Le attività saranno destinate a un pubblico molto vasto e si svolgeranno in tutto il Belgio, dalle pianure di Anversa alla regione di Namur, dal paese di Herve alla Vallonia Piccarda, senza dimenticare Bruxelles. Il pubblico belga sarà guidato alla scoperta della biodiversità, dei produttori e dei sapori locali, delle ricette nuove ed antiche, e sarà indirizzato a un approccio virtuoso all'alimentazione.
Il Convivium Karikol di Bruxelles ha coinvolto, tra gli altri, anche due cuochi di Terra Madre. Durante l’evento, 25 ristoratori bruxellesi s’impegneranno a creare menu Slow Food a base di prodotti “buoni, puliti e giusti”. Saranno proposti aperitivi nei parchi, nei frutteti e negli orti cittadini. Ci saranno dei corsi di giardinaggio bio per imparare a coltivare sui propri balconi e creare piccoli orti cittadini. Sono inoltre previse conferenze sulla ristorazione sostenibile e attività sulla scoperta del miele di Bruxelles e sul futuro dell’apicoltura urbana. Un grande picnic di chiusura avrà luogo nel parco reale, dove ognuno porterà un piatto o una bevanda da condividere… Contemporaneamente, Slow Food Dijle proporrà una passeggiata in bici alla scoperta dei prodotti locali fiamminghi. Il nuovissimo Convivium di Namur Les P’tits Gris animerà una serie di attività, dalla scoperta di piante selvatiche all'organizzazione di un mercatino di prodotti locali. Nel Pays de Liège, alcuni ristoratori, guidati dal Convivium locale, proporranno un menu Slow Food in onore della biodiversità locale, organizzeranno dei Laboratori del Gusto, ma anche delle visite ad orti e frutteti. Slow Food Les vertes vallées (St Sauveur) organizzerà un mercato contadino. A Silly invece le attività saranno molteplici, come una cena-conferenza con ricette tradizionali a base di prodotti locali e di stagione, in collaborazione con le Citta slow di Enghien e di Lens, e la promozione di un prodotto locale, diverso ogni giorno, in particolare nei menu delle mense scolastiche. Slow Food Vlaanderen sarà invece in trasferta, a Cheese, con presentazioni di formaggi e birre del Belgio.


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  Voci di Terra Madre

Latte alla cieca
James Dorey è un casaro socio di Slow Food Perth. La sua descrizione di una degustazione di latte, ci dà un'idea di come possano essere complesse e diverse le caratteristiche di questo prodotto, proprio come accade per il vino. L'aroma e il gusto possono darci indicazioni su ciò che le vacche mangiano e su come è stato lavorato il latte.

 

Le piogge invernali erano passate ed era una giornata calda e assolata quando entrai nel padiglione di Slow Food Perth, al festival del tartufo di Mundaring. Una piacevole fragranza di pacciamatura e terricio umido salutò le mie narici. Fui presentato ai miei compagni di tavola rotonda - Daran Thompson del Avon Valley Dairy, Sophie Zalokar, chef e scrittrice di gastronomia, l'esperto di olio d'oliva Jill James, Anthony Georgeff, editore di Spice Magazine e Matt O’Donoghue di Abstract Gourmet - e, senza ulteriori indugi, fui messo di fronte a sei campioni di latte.
La degustazione del latte può sembrare qualcosa di un po' bizzarro, paragonata, ad esempio, a quella di un vino. Gli esseri umani sono composti per la maggior parte di acqua, per cui ritengo che siamo “attrezzati” per distinguere sottili sfumature di aroma e sapore un po' più facilmente nelle soluzioni acquose che nei grassi.
L'aroma e il corpo del latte si valutano in modo molto simile a quelli del vino, dando particolare rilievo al rettrolfattivo. Dal momento che il latte è essenzialmente un'emulsione di acqua, proteine, zucchero e grassi, dobbiamo fare una certa attenzione affinchè esso non “inondi” le nostre papille gustative se vogliamo dare delle valutazioni oggettive, quindi sputare, per quanto gesto poco attraente, è praticamente indispensabile...

 
     
  Clicca qui per leggere il resto della storia di James sul sito di Terra Madre
 


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Tradizioni alimentari

Lo yogurt con la cenere, servito nelle zucche...
Dal Kenya, una comunità di pastori e agricoltori

Kenya - Sono pastori e agricoltori: alti, magri, con visi sottili e occhi grandi e neri. Quando arriva un ospite nella loro comunità danzano e cantano tutti insieme, indossando i costumi tradizionali, con vistose collane di perle gialle e rosse, corone di conchiglie e penne bianche, sonagli e corna di capra legati ai polpacci. Il nome della comunità – come quello del fiume che attraversa il villaggio, fatto di capanne rotonde di fango e di paglia – è Terzoi, che significa penna bianca, il loro ornamento tradizionale.
Con il latte delle vacche locali (incroci fra razze locali e zebù) e della capre producono latte fresco, burro e un particolare yogurt con la cenere.
Per ottenere lo yogurt versano il latte in una zucca vuota, lunga e stretta e lo lasciano riposare per almeno tre giorni. Poi fanno scolare il siero, richiudono il contenitore e lo scuotono regolarmente. Quando lo yogurt è pronto, aggiungono la cenere ricavata da un albero locale (il cromwo), che ha potere disinfettante, migliora il gusto (dando una nota aromatica) e conferisce allo yogurt un caratteristico colore grigio chiaro.
Quattro rappresentanti di questa comunità – futuro Presidio Slow Food – saranno in Italia per una settimana di formazione (sulla sanità degli animali e del latte) fino al 21 settembre: visiteranno diverse aziende artigianali di produzione di yogurt e formaggio e parteciperanno a Cheese, raccontando la loro cultura millenaria.

Area di produzione
: West Pokot (Kenya occidentale)
Referenti della comunità:
Jane Karanja
Jane_karanja2001@yahoo.com
Peter Namianya,
Penami78@yahoo.com
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Libri e film

Fromages entre ciel et terre (formaggi fra cielo e terra)
Questo libro, con l’emozione delle immagini e le storie dei pastori, accompagna alla scoperta dei luoghi magnifici e fragili, dove nasce il formaggio di montagna.
Autori: Gilbert Dalla Rosa (testi) et Dominique Julien (fotografie)
Lingua: francese
Casa editrice: Gypaete
Per maggiori informazioni o per acquistare il libro, cliccate qui


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Le forme del latte. Manuale per conoscere il formaggio
Questo manuale dedicato all'educazione del gusto è rivolto ai consumatori che desiderano approfondire le loro conoscenze su uno dei settori più ricchi, variegati e stimolanti della produzione alimentare: il mondo dei formaggi
Autori: Armando Gambera, Enrico Surra
Lingua: italiano
Casa editrice: Slow Food Editore, 2003
Per maggiori informazioni o per acquistare il libro, cliccate qui

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Il formaggio. Una storia vera anzi due
Primo volume della collana Per mangiarti meglio, nata per proporre a un pubblico giovanissimo i temi cari a Slow Food, in particolare il piacere di conoscere e gustare determinati cibi: formaggio, cioccolato, pane, verdure, miele…
Autori: Cinzia Ghigliano, Marco Tomatis
Lingua: italiano
Casa editrice: Slow Food Editore, 2009
Per maggiori informazioni o per acquistare il libro, cliccate qui

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Tre Presìdi Slow Food sullo schermo
(dvd della Fondazione Slow Food per la Biodiversità)

Manrique e l'odissea del caffè; Olga, la paprika e il maialino ricciuto; Bitto, il formaggio perenne: sono i tre documentari realizzati nel 2006 sui progetti dei Presìdi Slow Food.
Regia: Annamaria Gallone
Lingue: italiano, inglese
Per maggiori informazioni o per acquistare il dvd, cliccate qui

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Link TV, la televisione senza frontiere
Questo sito multimediale diffonde programmi sui temi della sostenibilità, con un’ampia sezione dedicata al cibo.
Per maggiori informazioni, cliccate qui


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Per saperne di più

Una piccola molecola
La molecola del lattosio, che consente all'organismo umano di assimilare il calcio, può essere assorbita dalle pareti dell'intestino solo se scomposta da un enzima che si chiama lattasi...

La molecola del lattosio, che consente all'organismo umano di assimilare il calcio, può essere assorbita dalle pareti dell'intestino solo se scomposta da un enzima che si chiama lattasi.
Questo enzima non ha nessun’altra funzione, per cui diventa superfluo dopo lo svezzamento. L'eccezione, naturalmente, è l'uomo, che è in grado di digerire il latte anche da adulto. Questo però è il risultato di un lungo adattamento e, ancora oggi, non vale per tutti. Lo hanno scoperto i nutrizionisti negli anni Sessanta, quando si sono accorti che, mentre le popolazioni occidentali con una lunga tradizione di pastorizia (americani ed europei essenzialmente) bevevano litri di latte al giorno, gli abitanti dei altri paesi si lamentavano che a loro faceva male. In realtà la capacità di digerire il latte in età adulta è un'eccezione, mentre il 65% della popolazione mondiale è intollerante. Buoni livelli di tolleranza sono registrati solo fra i nordeuropei e i nordamericani bianchi (90%) e fra i pastori nomadi dell'Africa (80%). In Africa, presso i popoli che non esercitano la pastorizia, l'intolleranza è pari al 90% della popolazione (che arriva quasi al 100% fra gli igbo e gli yoruba della Nigeria).

Fonte: John Reader, Africa. Biografia di un continente, 2001, Mondadori

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Tutti i latti danno formaggio?

Il latte ha influito non poco sullo sviluppo dell’umanità, garantendo un alimento economico, salubre, ricco. Un alimento che aveva – e ha – un grande difetto: la deperibilità. Trasformando il latte in formaggio l’umanità ha escogitato un metodo di conservazione assai efficiente e piacevole.
Ma si ottiene formaggio dal latte di tutti i mammiferi? No: ad esempio non è possibile ricavare formaggio dal latte materno, da quello suino, dalle cavalle, ecc.
Perché il latte si possa caseificare, deve contenere una quantità sufficiente di caseine, un particolare tipo di proteine. Le caseine, sollecitate dal caglio o da un forte innalzamento dell’acidità, precipitano, portando con sé molte altre sostanze presenti nel latte, in particolare il grasso: ecco come si forma la cagliata, la base di tutti i possibili formaggi. Ed ecco perché l’uomo ha imparato con l’esperienza, a usare soprattutto il latte di pecore, capre, vacche e bufale. Perché sono le specie con una maggior quantità di caseina in relazione al volume totale. I marsupiali, ad esempio, danno il latte più ricco di grasso e caseine in assoluto, ma ne danno talmente poco da non poter essere trasformato. Mentre i cavalli danno interessanti quantità di latte, ma povero di caseina, cosicché con quel latte si possono ottenere bevande fermentate, molto diffuse nelle steppe asiatiche, ma non formaggi.

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Se i piccoli produttori rischiano di scomparire
Le possibili conseguenze dell'ingresso in Europa

In Romania l’adesione all’Unione Europea è stata fortemente voluta, inseguita, sospirata e infine festeggiata, ma dal 1° gennaio 2007 la vita non è migliorata per tutti gli oltre 20 milioni di abitanti. In particolare, per i piccoli produttori, l’adeguamento alle normative europee vigenti, passaggio obbligatorio per produrre e vendere legalmente a livello nazionale come nel grande mercato della famiglia europea allargata, potrebbe costringere i produttori a modificare le tecniche tradizionali, snaturando totalmente il prodotto finale.
Sono stati proprio i pastori, i “baci” (coloro che durante l’estate hanno la responsabilità della produzione del formaggio, senza però essere i proprietari del bestiame) e i produttori del Presidio del brânzaš de burduf a spiegarci che cosa sta succedendo.
Il governo di Bucarest ha deciso di recepire la normativa europea uniformandosi al modello della produzione industriale, senza prevedere deroghe ed eccezioni e, dunque, senza dare spazio né al piccolo né al diverso. Questa scelta non è stata dichiarata pubblicamente: si è deciso di lasciare un anno di deroga al termine del quale tutti i produttori e i sistemi di produttivi dovranno rispettare leggi e regolamenti europei. Chi violerà le regole sarà di fatto fuori dal mercato, poiché potrà vendere soltanto a livello locale (ovvero in un raggio di 30 chilometri). Questa disposizione si applica anche a fiere ed eventi e, nel caso di violazioni, sono previste sanzioni economiche particolarmente pesanti soprattutto perché colpiscono piccole realtà produttive di tipo familiare.
Le ragioni di questa posizione sono molteplici: da un lato il timore di ricevere sanzioni da Bruxelles, dall’altro l’applicazione di un approccio iper-igenista: soluzione più rapida rispetto alla via del dialogo e del confronto con i produttori.
È proprio quest'ultima, invece, la strada che la Fondazione Slow Food per la Biodiversità ha deciso di intraprendere, avviando, con i produttori del Presidio del brânza de burduf, un lavoro volto a identificare sia le tecniche tradizionali di produzione, sia gli adeguamenti strutturali e delle attrezzature necessari a garantire una produzione sicura dal punto di vista sanitario ma allo stesso tempo tradizionale e di qualità.

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Alla fine di aprile mi trovavo in Canada e mi sono imbattuto in qualcosa che mi ha fatto un effetto simile a quando si incontra un amico di lunga data in una città straniera: sorridente stupore, lo potremmo definire. Nel mio caso l’amico era un plateau di formaggi a latte crudo.
Fino a una decina di anni fa, un incontro del genere non sarebbe stato possibile e, ancora oggi, è raro trovare buoni formaggi a latte crudo nelle ex colonie britanniche (soprattutto Usa, Canada e Australia) e nella stessa Inghilterra.

In Canada si finisce processati se si vende al pubblico latte crudo fresco o prodotti caseari da esso derivati. E non se ne capisce il motivo: gli studi testimoniano che – se gli standard igienici vengono rispettati, se gli animali sono allevati in modo sano, senza antibiotici e ormoni della crescita, e se il processo di imbottigliamento o confezionamento rispetta determinate regole – il latte crudo non solo si possa consumare senza nessun timore, ma sia anche più ricco di elementi nutritivi.

La pastorizzazione del latte è una conseguenza del cambiamento dei metodi di allevamento della prima metà del secolo scorso: espulse dai pascoli, le vacche sono state rinchiuse nelle stalle in numero sempre maggiore e la media produttiva quotidiana è passata da 25 a 60 litri di latte. La qualità di vita è declinata rapidamente e sono aumentati i rischi della diffusione di malattie.
In queste condizioni, è normale che si faccia ricorso alla pastorizzazione per rendere sicuro il latte.

In Inghilterra, attraverso le lenti della produzione casearia, si può osservare l’impatto sull’ambiente, sul paesaggio, sulle tecniche di produzione e sulla vita sociale che l’industria ha avuto in questi 150 anni. In una nazione ricca di tradizione, tanto da rientrare nella Summa lacticiniorum di Pantaleone da Confienza (il più antico trattato scientifico sui formaggi) sono state spazzate via tradizioni secolari. Il cheddar, per esempio, da tipico formaggio inglese, prodotto secondo regole centenarie, è diventato il prototipo del formaggio industriale, ridefinito persino nella forma: da cilindro a parallelepipedo, solo per andare incontro alla nuova necessità degli operai, che consumavano sandwich con un paio di fette di cheddar industriale, la cui forma era fatta esattamente sulla misura del pane tostato. Una perfetta soluzione orientata al mercato, direbbero gli esperti di marketing di oggi.

Questo modello sta mostrando i suoi limiti, la crisi economica ne è una chiara testimonianza. Nei miei viaggi sto incontrando sempre di più un nuovo atteggiamento, gente che crede nella terra, nella produzione tradizionale, nella qualità a discapito della quantità. La campagna che Slow Food lanciò durante Cheese 2001 in difesa del latte crudo sicuramente è stata una goccia in mezzo al mare, ma penso che abbia fortemente contribuito a dare dignità a quei casari che, rischiando veramente di andare in galera, hanno continuato a produrre formaggi come si deve.

Negli ultimi 10 anni, affinatori, commercianti e produttori hanno ridefinito la produzione e il consumo caseario in questi paesi, indicando una strada che fino a poco tempo fa sembrava utopica.
E non posso non citare i Presìdi Slow Food dedicati ai formaggi americani a latte crudo e al cheddar artigianale del Somerset.
Li ritroveremo a Cheese, faremo un brindisi alla loro lungimiranza, al buon esempio che hanno dato, e mangeremo insieme un pezzo di ottimo formaggio. La crisi ci sembrerà un po’ più lontana.

Carlo Petrini
Presidente di Slow Food Internazionale



 
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CALENDARIO


Cheese
18 - 21 settembre 2009
Bra, Italia

Goûter Bruxelles
21 - 27 settembre 2009
Bruxelles, Belgio

Festival del Gusto di Ustikolina
25 - 26 settembre 2009
Gorazde, Bosnia Erzegovina

Slow Food Nippon
23 - 25 ottobre 2009
Yokohmama, Giappone

Terra Madre Austria
28 - 29 ottobre 2009
Vienna, Austria

Slow Fisch
6 - 8 novembre 2009
Brema, Germania

EURO GUSTO & Terra Madre dei Giovani Europei
27 - 30 novembre 2009
Tours, Francia

Vignerons d'Europe
5 - 8 dicembre 2009
Firenze, Italia

Terra Madre Day
10 Dicembre, 2009
Internazionale

ALGUSTO – Saber y Sabor
11 - 14 dicembre 2009
Bilbao, Spagna

 


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A Cheese, percorrerete una vera strada del latte, attraversando frontiere, sostando in vallate sconosciute per assaggiarne i gusti migliori. Ecco alcune delle tappe dove fermarsi:

Il latte crudo e il suo significato ecologico: la Francia protagonista
Il latte crudo è simbolo di un'agricoltura ragionata: significa lavoro costante con gli animali, selezione della razza, scelta del metodo di allevamento e di mungitura. Ma significa anche preservare la stagionalità della produzione legata sia alle nascite sia all'abbondanza di cibo naturale: in primavera l'erba fresca, in autunno il fieno di secondo taglio. Hervé Mons, uno dei più grandi affinatori francesi, insieme a Monsiuer Poencet, medico veterinario, vi faranno assaggiare tre grandi formaggi fermier: un caprino dalla Provenza, un tradition Salers dall'Auvergne e un Beaufort di alpeggio dalla Savoia in abbinamento a tre vini del paese transalpino.


Brasile a latte crudo
Ana Luiza Trajano, giovanissima chef brasiliana, si dedica spesso a esplorare i territori più remoti del suo paese alla ricerca di prodotti che poi propone nel suo ristorante Brasil A Gosto di San Paolo. Per Cheese vi presenta una selezione di formaggi a latte crudo del Minas Gerais (la zona più vocata del Brasile) e del Nordest, tra cui il queijo da Serra da Canastra, considerato il miglior formaggio artigianale, e il queijo coalho del Rio Grande do Norte. Finale con una ricetta che Ana vi preparerà con un formaggio brasiliano e abbinamento con diverse cachaçe, distillato tipico brasiliano.

Il programma di Cheese 2009 è attualmente disponibile online in inglese, italiano, tedesco e francese. Cliccate qui per vederlo.

 


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L’Almanacco Slow Food

L’Almanacco Slow Food è disponibile in inglese, italiano, spagnolo, tedesco, francese e russo. Potete scaricare la versione elettronica dell’Almanacco cliccando qui.

communication@slowfood.com
 


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Slow Food e Terra Madre in numeri

Soci: 100.000
Convivium: 1.300
Paesi: 150
Presidi: 306
Prodotti dell'Arca del Gusto: 813
Mercati della Terra: 9
Orti Scolastici: 300

 


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  12 gesti per
mangiare slow
proposti da Slow Food France


1. Fatevi (un) piacere!
Prendetevi il tempo per gustare e ascoltate le vostre sensazioni: questo è il miglior modo per mangiar bene!

2. Portate in tavola le stagioni!
Ad ogni stagione ritrovate il piacere dei sapori che non assaporate da un anno.

3. Pensate globale, mangiate locale!
Scegliete i prodotti degli agricoltori e degli allevatori vicini a casa vostra: così renderete più forte l’economia locale e contribuirete a rafforzare i legami tra gli abitanti del vostro territorio.

4. Mangiate qualcosa coltivato da voi…
…e coltivate qualcosa che voi mangiate.

Questo è il miglior modo per mettervi in contatto con la natura.

5. Incontrate di persona agricoltori, allevatori, artigiani e commercianti specializzati.
Comprate prodotti a filiera corta (mercati dei contadini, gruppi d’acquisto) o presso artigiani (panettieri, salumieri, formaggiai) o presso commercianti specializzati e competenti.

6. Siate curiosi!
Al negozio, al ristorante, al bar, al supermercato, fate domande sulla qualità dei prodotti!

7. Scegliete con particolare cura gli alimenti di origine animale.
Quando mangiate la carne, scegliete sempre quella che proviene da allevamenti al pascolo (vitello, agnello) o da allevamenti semi-estensivi (suino, pollame).

8. Variate la vostra alimentazione per difendere la biodiversità agricola.
Provate varietà rare ed insolite di patate, cereali, frutta e verdura.

9. Mangiate prodotti integrali e al naturale, scegliete prodotti non trasformati.
I prodotti già trasformati, pronti da mangiare, contengono molti alimenti modificati e grassi di bassa qualità nutritiva.

10. Cucinate!
È il miglior modo per risparmiare e per sapere esattamente cosa mangiate, è un piacere quotidiano che fate a voi stessi e a coloro che amate.

11. Spendete meglio, spendete meno!
Mangiare meglio non vuol dire per forza spendere di più, non risparmiate sulla qualità!

12. Diventate esploratori del gusto!
Educate i bambini e i vostri amici e conoscenti al vero piacere di mangiare.
 


 

 
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